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MUSICA... MUSICA... MUSICA... MA NON SOLO.

sabato 25 novembre 2017

Giorgio "Fico" Piazza racconta la sua storia ad Alba


Nuovo incontro a carattere musicale ad Alba, il 24 novembre, promosso ancora dall’ Associazione Alec Gianfranco Alessandria . Ospite della serata Giorgio “Fico” Piazza , primo bassista della PFM e testimone di momenti importanti della vita musicale italiana, attimi indelebili che hanno visto la sua vita incrociare quella di artisti entrati nella mitologia musicale, come Battisti, Mina, De Andrè, Stratos, Teocoli, Lavezzi, Mogol, Reverberi e così via. Piazza ha chiuso con la musica professionistica tanto tempo fa, e per molti anni ha messo da parte il suo basso, in attesa che la fiammella scoccasse nuovamente. E l’occasione prima o poi arriva, e nel caso di “Fico” la data riporta ad un concerto benefico del 2011, momento in cui nascono le condizioni per ripartire, passo dopo passo, con cautela, ma con ritrovato entusiasmo.

Ora Giorgio suona contornato da giovani - è questa la sua missione - riproponendo l’antica musica della PFM che, a suo dire, riesce solo ora a suonare nella piena consapevolezza; la missione è quella di coinvolgere i suoi compagni di viaggio e il pubblico che, se vuole ascoltare i primi due album della PFM dal vivo, ha una sola occasione, andare ai concerti di Piazza e della sua band.


Per stimolare i ricordi e gli aneddoti racchiusi nella sua mente si è utilizzato il metodo della proposizione di immagini del passato e del presente, incrociate con filmati di repertorio, documenti interessanti - ed esposizione conseguente - che hanno suscitato molta curiosità e invogliato i presenti alla partecipazione, tra tutti Luciano Boero, uno che di musica se ne intende - così come i fratelli Terribile, anch’essi tra il pubblico - che ha permesso di sottolineare alcuni aspetti solitamente ad appannaggio degli addetti ai lavori.
Per oltre due ore un gruppo di persone si è ritrovato in una stanza a parlare di musica, con un ospite di eccezione che è riuscito a descrivere un mondo antico che non c’è più, volgendo però lo sguardo verso il futuro, in modo attivo, dando esempio concreto, e ancora una volta un ambiente carico di vinili ha esercitato il fascino giusto, favorendo la socializzazione e la creazione di momenti sereni. 
Un insegnamento… una strada da perseguire con tenacia.

Riviviamo frammenti di serata…



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domenica 19 novembre 2017

Presentazione di "A New Chant", Acqua Fragile, a il Giardino Serenella di Savona


Un esperimento… è così che abbiamo voluto chiamarlo. Erano lustri che non mi capitava di condividere l’uscita di un nuovo album con un gruppo di persone interessate all’ascolto - per loro il primo in assoluto -, traccia dopo traccia, cercando di andare oltre l’impatto iniziale, quello che può portare ad un gradimento immediato o ad una stroncatura senza alcuna possibilità di recupero. Difficile che un album possa essere afferrato al primo giro, ne servono almeno tre per avere le idee più chiare, per sapere se al disco in questione verranno concesse ulteriori chance. Ma il trovarsi in una stanza, con la passione per la musica in comune, permette di sviscerare i brani, ad uno ad uno, dedicandosi ai particolari - l’artwork, le liriche, gli aneddoti, le logiche tecniche e musicali… - alternando l’ascolto con le parole. “ A New Chant ”, dell’Acqua Fragile, è il lavoro utilizzato come cavia. Perché proprio quello? Beh, intanto è fresco di uscita - più o meno un mese - e quindi si resta sull’attualità; rappresenta poi il bridge che ricongiunge il 1974 (seconda uscita di A.F., “ Mass Media Stars ”) all’attualità, fatto che evidenzia come certi principi musicali possano resistere anche dopo un lungo periodo, senza che ci siano cedimenti verso alcuna moda. Provo a spiegarmi con un esempio concreto. Uno dei motivi per cui l’Acqua Fragile non ebbe pieno successo nel periodo d’oro dei seventies - mi riferisco alla musica progressiva - fu l’utilizzo della lingua inglese, osteggiata dalla stessa etichetta discografica, perché in quel momento, forse, poco spendibile (non ricordo nessuna altra band dello stesso periodo esprimersi nella lingua di Albione). Bernardo Lanzetti, dopo un buon periodo passato in Texas per motivi di studio, era in grado di recitare il ruolo non facile del vocalist italiano che utilizza il verbo inglese, e in maniera decisamente sostenibile. Fu proprio questo il motivo che, tirando le somme, portò allo scioglimento dell’A.F., perché la PFM, scopritrice della band di Parma, pensò proprio a Lanzetti per ricoprire il ruolo di frontman, volendo essere maggiormente presente all’estero e con sicura credibilità: come rinunciare ad una simile occasione!



Un periodo di cinque anni, che di certo ha fatto curriculum, rappresentando vetrina significativa, ma probabilmente non proprio una fase di idillio. Nel 1980 finisce l’avventura di Lanzetti nella PFM: quella dell’Acqua Fragile era terminata da tempo!

Arriviamo nel nuovo secolo quando, nel 2013, tutti i membri originali dell’ A.F. si ritrovano a Parma, su di un palco, per celebrare i 40 di attività di Lanzetti (il VOX 40 teneva conto del periodo intercorso dal primo disco omonimo, nel ’73, e il momento celebrativo, il 2013, 40 anni dopo) e scatta così l’idea di riprendere il vecchio cammino, cosa fattibile per almeno i 3/5 del gruppo (Lanzetti, Canavera e Dondi, mentre Campanini e Mori non risultano disponibili per una nuova avventura in studio). E' un grande successo...


... e  le spinte che arrivano da ogni latitudine portano verso il nuovo progetto - quello di cui si è chiacchierato al  Giardino Serenella il 17 novembre  -   quell'" A New Chant" che presenta un solido fil rouge che unisce la produzione antica all'attualità, compreso l'utilizzo dell'inglese, anche se per la prima volta l'A.F. propone una lirica in lingua italiana, contenente il messaggio basico, quell'amore per la musica che non può lasciar spazio a fraintendimenti e va quindi esposto nel modo più chiaro possibile.

Folto pubblico e occasione per ampliare l’argomento, partendo dalle origini, da quella specie di mix tra band, gli “Gli Immortali” e i “Moschettieri”, che portò alla costituzione di un gruppo cult di cui nessuno si è dimenticato. Tanti i video proposti, gli aneddoti, le curiosità, con la distribuzione di un opuscolo contenente testi e credits, tanto per avere una traccia da seguire.


Non male come tentativo. E alla fine un piccolo rinfresco, che sottolineo solo per testimoniare la nascita di un "nuovo prodotto",  un vino nato apposta per queste occasioni , il ProgSecco !


Nel sintetico video a seguire si potrà captare l’atmosfera creatasi nella serata.


E per chi fosse interessato ad una recensione dell’album rimando al seguente link:
http://athosenrile.blogspot.it/2017/10/acqua-fragile-new-chant.html


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sabato 11 novembre 2017

Una serata dal titolo significativo: "NOI"




Una serata diversa dalle altre, un po’ a sorpresa, tanto da non essere in grado di fornire all’avvenimento un titolo, a priori, corretto… meglio aspettare la fine dell’esperimento e concordare, assieme, una definizione appropriata. Qualcuno si esprime di getto, senza riflessione alcuna, dando spazio alla spontaneità e sintetizzando l’esperienza appena vissuta: “ Come potremmo definire la serata? NOI !”.
Un gruppo di persone, anime prive di legame personale, si ritrova in una stanza senza immaginare cosa accadrà… la presenza è solo sulla fiducia, o magari c'è voglia di tastare il campo. Chi conduce sa dove vuole arrivare, ma ogni “puntata” ha una sua vita propria, e l’esito non è mai scontato.
Un libro nelle mani - " Scintille per l'eternità" - pagine da cui esce una storia, vera ma romanzata, un racconto che parla di vita, di musica, di grandi successi ed enormi delusioni. Clare Torry suggerisce qualcosa? E i Pink Floyd? Le parole, toccanti, influenzano i presenti, e poi… l’ascolto, in silenzio, a luci basse, forse ad occhi chiusi, ma, per chi vuole, c’è un prisma proiettato su di un telo: è quello di “ The Dark Side Of The Moon ”, e una delle possibilità è quella di abbinare l’ascolto alla visione della parete, a quel punto carica di significati.


Dopo qualche minuto magico le “urla” di Clare terminano e, su precisa richiesta, tutti diventano attori, versando sulla carta ciò che hanno provato, con l’idea di realizzare uno scritto caratterizzato da elementi personali e un pò di didattica. E in questo gioco delle parti tutti ruotano attorno al posto di guida e tutti diventano driver, almeno per un attimo.
Incredibile come dallo stesso punto di origine possano nascere sensazioni opposte, estremi che sembra impossibile possano avvicinarsi. Ma non è così.
Un nuovo ascolto incombe, e alla fine si ripropone il compito iniziale, ma con una differenza… la necessità di mediazione, il lavoro in gruppo teso a trovare una descrizione unica, che oltrepassa il normale personalismo.
Due team al lavoro, due modi differenti di perseguire l’obiettivo, che in ogni caso viene raggiunto da entrambi, ed è stupefacente realizzare che posizioni apparentemente impossibili da conciliare trovano un facile punto di incontro, frutto della ragionevolezza e del buon senso, quello che spinge a pensare che esiste sempre una via di uscita quando si agisce avendo una meta comune.
Ecco alcuni dei pensieri riportati…
“Le urla che illuminano la nostra parte conscia sono improvvisi e inaspettati… possono essere dolori liberatori o luci salvifiche. Il prisma è lo specchio di una moltitudine di aspetti dell’anima. La luce, senza preavviso, penetra, buca e si espande cambiando di aspetto, mutando ed evolvendosi. E’ un brano che apre una porta e, senza regole, libera un’anima e la rende eterna: è la fusione, non programmata, di anima e arte”.
“La voce, inizialmente pacata, sale, esprimendo con energia sempre più incalzante i timori, le speranze, le emozioni più alternanti, per poi calare di intensità, rappresentando così la metafora della vita”.
E alla fine arriva qualche considerazione più… professionale, quella espressa da un’esperta di analisi dei comportamenti, che chiude la serata con le sue osservazioni, stimolando quindi un bel po’ di riflessioni.
Qualche pillola video… in attesa di nuovi, oscuri, magici, esperimenti!




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domenica 5 novembre 2017

Una serata ad Alba, parlando di musica


Il 3 novembre ho passato una piacevolissima serata in compagnia di nuovi conoscenti, ad Alba, una fantastica cittadina in provincia di Cuneo. Il tramite tra me e l’Associazione Alec Gianfranco Alessandria è Luciano Boero, cofondatore delle Locanda delle Fate, anch’esso residente in questo cento delle Langhe. L’associazione è costituita da appassionati di musica, progressiva e non, e la sede costituisce la miglior location possibile se si pensa all’incredibile cornice di vinili che caratterizza le pareti.
Il mio compito era quello di raccontare qualche storia, aneddoti ed esperienze, molte delle quali condivise con alcuni dei partecipanti - quelli più o meno coetanei -, presenti come me a certi eventi antichi, esperienze incredibili e indimenticabili. Per condurre la serata sui binari del rock, senza eccessiva nostalgia, ho utilizzato il mio book “ Le ali della musica ”, seguendo un canovaccio che mi ha permesso di ricordare alcuni degli episodi della mia vita, ai quali ho aggiunto stralci di video, testimonianze reali dei concerti di cui parlo nel libro. La serata è volata via, e il pubblico ha dimostrato reale interesse, essendo di pieno gradimento l’argomento trattato. Nel video a seguire propongo qualche minuto di serata, così, tanto per lasciare traccia dell’atmosfera familiare che si è venuta a creare.
Ed ora aspettiamo il prossimo appuntamento, quello del 24 novembre quando sarà presente il primo bassista della PFM, Giorgio “Fico” Piazza.
Pubblicato da MusicArTeam a 15:26 Reazioni:   Link a questo post Invia tramite email Postalo sul blog Condividi su Twitter Condividi su Facebook Condividi su Pinterest Etichette: parlando di musica, Una serata ad Alba

lunedì 30 ottobre 2017

"Rory Gallagher- il bluesman bianco con la camicia a quadri"- il libro di Fabio Rossi: intervista all'autore



Fabio Rossi è l’autore del libro di fresca uscita “RORY GALLAGHER- il bluesman bianco con la camicia a quadri”, Chinasky Edizioni. Non esistono biografie complete nella nostra lingua e questo credo sia già utile a sottolineare il paradosso che appare evidente quando di parla di Gallagher: un artista fondamentale per il blues e per l’utilizzo della chitarra in generale, ridotto al minimo della visibilità in un periodo in cui i musicisti coevi hanno creato il proprio mito. Ma Rory non aveva bisogno di essere considerato un “Dio” - lo è diventato suo malgrado - perché il suo unico interesse era la musica, quella che creava attraverso la sua inseparabile Stratocaster. 
Lontano dallo star system, refrattario alla pubblicità spicciola, distante anni luce dalla facilità commerciale del 45 giri, fu innovatore e precursore dei tempi, stimato da tutti ("rischiò" anche di diventare un possibile Stones!), indicato persino da Hendrix come migliore nel mondo; portò avanti un disagio che culminò in una dipartita prematura a seguito di un trapianto di fegato.
Nessuna comparazione con gli artisti maledetti dell’epoca, ma il malessere interiore trovò sola attenuazione nello smodato uso di alcolici, tipico di quei tempi, spesso testimoni di miscele letali. E poi un irlandese che non beve non si era mai visto! Già, un irlandese che fa blues, che trae ispirazione dai suoi maestri d’oltreoceano e raccoglie i gradi sul campo, prendendo le distanze da ogni tipo di visibilità a tutti i costi, favorendo al contrario la sostanza e il contatto con il pubblico. Un uomo semplice, differente in tutto e per tutto dai modelli imposti, musicista unico. Dobbiamo ringraziare Fabio Rossi per il grande tempo dedicato alla raccolta documentale che, unita alla sua immensa passione, fanno sì che la vita di Rory Gallagher venga raccontata oggi in Italia con una sequenza logica e oggettiva, condita dai giudizi personali, con elementi di vita che si fondono al commento degli album, tutti vincenti, come evidenzia Rossi. Il book è anche carico di aneddoti significativi che riguardano quel mondo ormai alle spalle, e che vale la pena di ricordare.  Eccone uno particolarmente divertente.
L’aneddoto che segue è un’ulteriore testimonianza della “pericolosità” di Jerry Lee Lewis (The Killer), nonché un mirabile esempio delle doti umane che contraddistinguevano Rory Gallagher. Nel 1974 fu invitato a un concerto di Jerry al Roxy di Los Angeles. Tra gli spettatori c’era anche John Lennon che già solo con la sua presenza finì per oscurare il Killer. Rory rievoca così quell’incredibile serata: “Lennon si trovava a Los Angeles in quel periodo, i suoi capelli erano davvero corti, ma tutti lo riconoscevano e si voltavano a guardarlo mentre prendeva posto al Roxy. Inutile dire che questo fatto lo aveva “messo in ombra” e Jerry 47 Lee stava perdendo la testa. Iniziò a suonare Jerry Lee Rag, ma tutti stavano ancora guardando Lennon e parlando di lui. Improvvisamente Jerry Lee si fermò e iniziò a dire che i Beatles e i Rolling Stones erano “merda” e che nessuno poteva fare vero rock’n’roll nel modo in cui lo faceva lui. Lennon si divertiva e iniziò a incitare Jerry Lee gridando “sì, hai proprio ragione, i Beatles sono merda!”. La gente cominciò a ridere, ma Jerry Lee pensava che lo stesse insultando, così andò fuori di testa del tutto. Scansò il pianoforte sul palco e divenne una furia. Il clima nel Roxy era teso, la maggior parte delle persone lasciarono il locale temendo che Jerry Lee potesse andare pericolosamente fuori dai gangheri e usare una delle armi da fuoco che si diceva portasse sempre con sé, mentre gli altri rimasero lì per vedere che cosa sarebbe accaduto. Non avevo paura di Jerry Lee perché avevo lavorato con lui, ma tutti gli altri erano ovviamente molto spaventati. Non c’era nessun altro quando io e Tom O’Driscoll (suo amico e guardia del corpo non ufficiale) ci recammo nel camerino. Iniziammo a chiacchierare con Jerry rievocando le sessioni di registrazione. Tutto ad un tratto la porta si aprì ed entrò John Lennon. Ci fu un silenzio di tomba per un paio di secondi. Fissai Jerry Lee per vedere come avrebbe reagito. Tom non poté resistere a quest’opportunità, era stato un grande fan dei Beatles e non appena si avvicinò a Lennon si lasciò cadere in ginocchio, baciò la sua mano e disse: “Ho aspettato vent’anni per ottenere l’autografo del re del rock and roll”. Naturalmente questo scatenò una profonda ira in Jerry Lee che dapprima si tastò il calzino come per prendere la pistola e poi iniziò a guardarsi intorno per trovare qualcosa da gettare o rompere. Lennon, nel mentre, autografò rapidamente un pezzo di carta a Tom e poi, per stemperare la situazione, prese la penna e un altro pezzo di carta da Tom e andò da Jerry Lee. Fece esattamente quello che Tom aveva fatto con lui: si inginocchiò, baciò la mano di Jerry Lee e disse: “Ho aspettato vent’anni per ottenere l’autografo del vero re del rock and roll!”. Jerry Lee era felice: autografò il pezzo di carta, iniziarono a parlare e poi tutto andò bene. È stato un momento meraviglioso.”
Un libro scritto con molta cura, che ha il pregio di far convivere la testimonianza oggettiva con la giusta personalizzazione, dando luce ad un musicista che dovrebbe essere conosciuto da chiunque decida di avvicinarsi al mondo dei suoni. Magnifiche le fotografie allegate. Fabio Rossi con il suo scritto ci dà una grossa mano nell’opera di diffusione di Rory Gallagher, un uomo bianco di blues, un uomo, quasi sempre, con la camicia a quadri.


L’intervista a Fabio Rossi
Domanda d’obbligo: ti ho conosciuto come progger appassionato e ti ritrovo col blues nel sangue… quali sono i sentieri musicali che ami percorrere?
Sono un grande appassionato di musica da quasi mezzo secolo ormai, e spazio dal rock all’heavy metal, passando per il blues, la fusion, il progressive e il punk. Diciamo che ho una gamma di gusti piuttosto estesa che comprende anche la classica. A casa possiedo oltre un migliaio di titoli tra long playing, CD e DVD, nonché una cinquantina di libri sui generi citati e monografie di band e artisti famosi. Amo la musica, quella con la M maiuscola.
Il libro che hai appena rilasciato ha come fulcro la storia di Rory Gallagher, un uomo di blues, uno che ha lasciato il segno pur restando ai margini della grande visibilità, in un periodo in cui, qualcuno di importante ha detto, “… bastava essere giovani per essere delle star !”: ti sei fatto un idea precisa sul perché di questo successo a metà, nonostante il grande talento?
Questo tema è uno dei fulcri del mio libro. Appare incredibile che un talento puro come Rory Gallagher non si sia affermato come star di primo livello nel rutilante mondo del rock, basti solo considerare l’incondizionata ammirazione di tanti personaggi del calibro di Gary Moore, Jimmy Page, Brian May, Joe Bonamassa, The Edge e altri ancora. Lo volevano nei Rolling Stones e nel 1972 è stato premiato come miglior chitarrista; nonostante tutto ciò, e a fronte di una discografia eccellente, Rory Gallagher viene sovente relegato in secondo piano. Perché? Di certo lui era refrattario allo star system, detestava i 45 giri, i passaggi radiofonici, e non dedicava troppo tempo alla registrazione dei suoi album, tutti di valore ma nessuno in grado di essere ricordato alla stregua di “ In Rock” dei Deep Purple o “ II ” dei Led Zeppelin. L’avidità e l’incapacità del manager dei Taste ha provocato lo scioglimento di una delle band più promettenti di quel periodo e i musicisti che hanno accompagnato Gallagher nella sua carriera non erano al suo stesso livello, oltre a non possedere il carisma giusto per cercare di centrare il successo pieno, insomma gente tipo Roger Glover o John Paul Jones. Come vedi alla tua domanda non è facile rispondere. Forse chissà, anche il fatto di essere irlandese potrebbe averlo penalizzato, ma sono solo congetture, resta la sua superba musica e il mio sforzo letterario è teso a farla conoscere il più possibile.
Perché hai deciso di focalizzare le tue idee su Gallagher? C’è qualcosa che ti ha colpito in modo particolare rispetto ad altri artisti coevi?
Per me Gallagher è sul podio come miglior chitarrista con Jimi Hendrix e Duane Allman. E’ un artista che ascolto da sempre senza mai stancarmi, e non sopportavo l’idea che nessuno in Italia si fosse mai degnato di dedicargli un libro. Ci ho pensato io!
Quali sono state le difficoltà maggiori che hai trovato nel reperire documentazione e testimonianze?
Le difficoltà sono state molte, perché da noi si trova poco e niente. Ho dovuto setacciare il web e procurarmi le riviste dell’epoca, quasi tutte straniere, dove si parlava di lui. Ho acquistato anche alcuni libri in inglese da dove ho estrapolato molte delle testimonianze che ho poi inserito nel mio saggio. Una faticaccia, ore e ore a tradurre dall’inglese, ma il risultato finale penso sia soddisfacente.
Il blues è musica tecnicamente semplice ma che spesso è rifiutata quando è proposta da gente di pelle bianca… c’è diffidenza verso chi, qualcuno ritiene, non ha storicamente sofferto abbastanza per comprendere l’anima del blues: che cosa avevano in più Gallagher, Mayall, Clapton per essere accettati a pieno titolo?
Sono stati accettati perché erano dei veri e propri talenti e dove c’è il talento non conta il colore della pelle.
Gallagher è stato anche un innovatore, e sono memorabili, ad esempio, le sue performance col mandolino, uno strumento legato ad altre tradizioni: cosa ti ha sorpreso di lui studiandolo a fondo?
Gallagher era mostruoso con la slide, forse il migliore addirittura, ha abbracciato il jazz con i Taste (suonava anche il sassofono), il folk, il rock’n’roll, l’hard rock e naturalmente l’amato blues con risultati sorprendenti. “ Going to my Hometown ” è il pezzo maggiormente apprezzato dai fan che lo hanno visto dal vivo; ho raccolto le loro testimonianze inserendole nel libro e tutti ricordano vividamente il mandolino che primeggia in quel pezzo trascinante.

Esiste un album che ti sembra sia più importante di altri?
I tre live ufficiali: “ Live! In Europe ”, “Irish Tour ’ 74 ” e “ Stage Struck ”. Tre dischi imperdibili!
Scrivendo un libro come il tuo, una biografia, inevitabilmente si vive per un certo periodo in simbiosi col personaggio di cui si parlerà: cosa ti ha lasciato nel profondo questa esperienza?
Al di là della valenza artistica, Rory mi ha colpito per la sua semplicità, riservatezza e altruismo. Era davvero un’antistar, era uno di noi, era “il proletario irlandese”, era un grande e solo il fatto di essere andato a Belfast a suonare mentre tutti evitavano quella città per paura degli attentati fa di lui un mito. 
Come spiegheresti in poche parole ad un giovane la figura di Gallagher, provando a stimolare la curiosità che dovrebbe spingere ad un futuro ascolto?
In questo vuoto assoluto che permea l’universo delle sette note, un giovane deve solo guardarsi indietro e cercare di comprendere la filosofia di artisti veri come Rory Gallagher. Oltretutto la sua proposta musicale è davvero unica e merita attenzione da parte di chi non lo conosce ancora. Ci tengo a precisare che, come nel caso del mio primo libro sul rock progressivo, scrivo essenzialmente per i giovani affinché conoscano quali sono le loro radici e quello che per motivi anagrafici si sono persi.
Come hai pianificato la pubblicizzazione del libro? Sono state pianificate delle presentazioni?
Il libro è stato presentato il 7 ottobre a Cerea (Verona) nell’ambito dell’8° raduno Blues Made In Italy grazie all’interessamento dell’organizzatore Lorenz Zadro che ringrazio pubblicamente. Il 31 ottobre parteciperò al Rory Gallagher Italian Meeting 2017 che si svolgerà a Bologna presso la Sala “Serena 80”, l’8 dicembre si terrà il secondo festival italiano in onore dell’artista di Ballyshannon e mi troverete a Bergamo presso l’O’Dea’s Pub... insomma gli impegni sono tanti e se ne prevedono altri analoghi a Roma a fine dicembre e forse a Torino, Napoli, Livorno e Genova.

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domenica 29 ottobre 2017

"Drug & Music"-2° puntata al Giardino Serenella


Non bastano certo un paio di ore per sviscerare il legame esistente tra droghe e musica, e per un minimo di approfondimento si è resa necessaria una seconda puntata al Giardino Serenella di Savona
A condurre nuovamente Mauro Selis, musicofilo ed esperto di dipendenze per motivi professionali. Interessanti gli aspetti più scientifici e storici emersi, perché capaci di oltrepassare i luoghi comuni dando peso e sottolineatura a ciò che a volte appare sottovalutato, e quando brani musicali e artisti entrano in gioco nasce l’occasione per ripercorrere sentieri spesso dimenticati, che tornano a galla con piena forza.

Da Lou Reed e i Velvet Underground a John Lennon e Yoko Ono, passando per i Love di Arthur Lee, Tim Buckley, The Byrds, The Doors, Steppenwolf, The Other Half, Townes van Zandt… un lungo ventaglio di protagonisti che hanno legato la loro arte ad abusi più o meno consci.

Come sarebbe stata la loro musica se la loro vita fosse stata più lineare non ci è dato di saperlo, nemmeno immaginarlo, ma è certo che avremmo avuto più tempo per seguire un percorso evolutivo accorciato da uno stile di vita diventato per molti un esempio da emulare e che, ieri come oggi, appare totalmente condannabile e privo di alibi e e giustificazioni.
Nel video a seguire uno stralcio della serata, davvero piacevole, tra suoni e didattica.




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giovedì 26 ottobre 2017

Gino Campanini (ex Acqua Fragile) racconta un pò di storie di musica...

Foto del debutto de I Moschettieri Gaetano, Maurizio, Franz, Gino.
Mi racconta Gino Campanini , chitarrista del’Acqua Fragile negli anni ’70…
Ho rivisto casualmente l'intervista che hai fatto all' Acqua Fragile nel 2013 a Parma, in occasione dei 40 anni di carriera di Bernardo Lanzetti


Io, Franz Dondi e Maurizio Mori, provenivamo da un gruppo che si chiamava I Moschettieri , eravamo tutti di Parma e quel ridicolissimo nome ci era stato imposto da un insegnante delle medie che era poi diventato il nostro manager. Era assolutamente fascista, con in testa i vari miti dell'uomo guerriero, e da lì deriva quello stupido nome. Fu comunque grazie a lui che io e Franz cominciammo a suonare, e a 17 anni vincemmo un concorso nazionale che si chiamava Davoli Beat . Davoli era una vecchia e locale marca di amplificatori. Tutto questo per arrivare a dire che I Moschettieri nel 1967 aprirono gli 8 spettacoli della prima tournee'italiana dei Rolling Stones: Roma, Bologna Genova Milano. Per due volte al giorno, pomeriggio e sera, avemmo il privilegio di suonare prima di loro, di vederli arrivare nel sottopassaggio dei vari palazzetti dello sport con un grosso macchinone nero - successivamente chiamato limousine -, di intravederli nei loro camerini, di stare accanto a loro mentre prendevano un cappuccino al bar, di farci fare autografi vari, di giocare con Mick Jagger a flipper (Franz), di aspettarli facendogli da ala quando con gli strumenti in mano Brian Jones, Mick Jagger, Bill Wyman, Keith Richards e Charlie Watts uscivano dai camerini e salivano sul palco.


Insomma il massimo e impagabile privilegio di poterli vedere e ascoltare da due metri, cioè dal fianco del palco, dove neanche i carri armati avrebbero potuto spostarci. Tutto questo ancora per dire che a 17 anni io, Franz Dondi, Maurizio Mori, Giacomo Fava e Gianni Ferrari eravamo fuori di testa. Personalmente rimane la cosa in assoluto più significante di tutta la mia vita, un ricordo indelebile di un ragazzino di 17 anni che 50 anni fa ha visto così da vicino i suoi idoli massimi! Ed era tra l'altro l'inizio dell’attività di tanti altri gruppi: con noi, a parte Al Bano con Fiammetta (poteva mancare Al Bano?) c’erano i Trolls non ancora New, i Dada non ancora New ma già con Maurizio Arcieri e Pupo al farfisa e gli Stormi Six. Altro che prog... iniziavano con il riff di “ The last time ” e dopo due secondi la gente era già impazzita, urla e pianti, i seggiolini divelti e ammucchiati al centro della platea, un casino incredibile, e noi sempre lì, con gli occhi fissi su di loro, i miei in particolare su Keith Richards che suonava giusto dal nostro lato. BELLISSIMO! E ogni volta, dopo 45 minuti di concerto, quando se ne andavano, io e Franz salivamo di soppiatto sul palco per fare incetta di plettri, cavi per chitarra, qualsiasi cosa tovassimo. Lavorammo due anni nelle varie balere, sempre con la solita locandina: “ Di ritorno dalla tournee con i  Rolling Stones... questa sera i Moschettieri!!!”


Tra l'altro incidemmo un 45 giri dove c'era un pezzo scritto da un compositore dell’Ariston, etichetta dei Corvi, un brano che ancora oggi sarebbe molto molto bello, “ Un'anima perduta ”, un blues in italiano, orecchiabile, grintoso e soprattutto capibile.

Mi fermo qui,  sono stanco di sentire “prog e mica prog”. Tra l' altro con l’Acqua Fragile non pensavamo di suonare un genere così definito, seguivo i gusti di Canavera e Lanzetti che amavano i Genesis, i King Crimson ecc.

Ma ci è sempre mancato quel famoso pezzo da classifica, orecchiabile, ballabile e commerciale. Cosa sarebbe la PFM senza “ Impressioni di gennaio, febbraio, marzo, aprile, maggio, giugno, luglio, agoso, settembre, ottobre, novembre e dicembre ?”.
A pensarci bene ho ancora due ricordi legati agli Stones. L’organizzazione aveva messo a disposizione dei gruppi spalla un pullman per gli spostamenti da una città all' altra: bene, lo usavamo solo noi, ancora minorenni e senza patente. Quando arrivavamo nei pressi dei palazzetti dello sport tiravamo tutte le tendine, tutti i ragazzi che aspettavano fuori pensavano che sul pullman ci  fossero gli Stones e partendo come forsennati ci correvano dietro. E noi giù a ridere da matti! Poi ci venne in mente una cavolata per fare in modo che i giornali parlassero di noi.
Arrivati a Milano, all'ultima nota del nostro ultimo pezzo feci finta di svenire e mi lasciai andare per terra sul palco. Arrivarono subito persone in mio aiuto per portarmi di  sotto, e tra queste c’era Al Bano (poteva  mancare?). Io pur continuando la mia  mimica socchiusi appena appena gli occhi, io vidi lui e lui vide me, quindi, urlando che  stavo  facendo finta finì la storia. Naturalmente nessun giornale ne parlò! E durante quella tournée sentii per la  prima volta la parola  Marijuana!


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lunedì 16 ottobre 2017

Da Captain Trips: live al Beer Room di Pontinvrea


I Da Captain Trips arrivano nel luogo più appropriato, Savona, luogo in cui è nata la loro etichetta discografica, la Vincebus Eruptum di Davide Pansolin. E spetta proprio a Pansolin il compito di organizzare il concerto, frutto della collaborazione con il Beer Room di Pontinvrea. E’ una buona occasione per ascoltare dal vivo il nuovo album, “ Adventures in the upside down ”, anche se un concerto dei “capitani” va pensato in termini di assoluta libertà, perchè su di un canovaccio prestabilito si costruiscono improvvisazioni che sono il frutto del momento contingente, dello status personale e degli elementi al contorno.

Pochi mesi fa, nel corso di un’intervista, chiesi ai DCT cosa rappresentasse per loro il live, domanda scontata ma d’obbligo, vista la natura della band, e la risposta fu più o meno questa: “ Puntiamo tutto sulla musica, il palco è il luogo dove ci sentiamo più a casa. I nostri live possono essere molto differenti l'uno dall'altro, basati molto sull'improvvisazione; dipende tutto dal nostro stato psicofisico e dall'atmosfera che si crea all'interno del locale, e così le canzoni possono mutare ed espandersi o semplicemente essere quelle del disco. Quindi una cosa che potete sentire e percepire nei nostri live e lo specchio di chi ci sta davanti riflesso nelle nostre canzoni ”.

Il pubblico dell’occasione è risultato contenuto - la domenica e gli eventi calcistici non hanno certamente giovato alla causa - ma i presenti hanno dimostrato un buon calore partecipativo e la giusta concentrazione. Eh sì, occorre provare ad entrare in sintonia con chi si ha davanti, trovare la giusta lunghezza d’onda che possa unire alla band sul palco, quattro musicisti che non hanno bisogno di parole per comunicare, tra loro e con chi è lì per vivere il concerto.

Formazione classica con una buona dose di effetti, sia tastieristici che per chitarra, ed un mix strumentale tra il vintage e la contemporaneità, ma il suono globale che ne deriva è qualcosa di antico, ascoltato in diverse forme, esperienza che è somma di esperienze, un gioco di suoni dilatati e di ritmica creativa spinta, un disegno ipnotico a cui mancano gli aspetti visual - ma in questo caso non sarebbe stato possibile proiettare alcunché -, ma di grande efficacia. Possibile mettere in atto la liberazione dell'Io e l'espansione della coscienza utilizzando “solo” la musica e i suoi derivati? I Da Captain Trips forniscono la loro visione e rispondono al quesito in modo positivo.

Un’ora e mezza di suoni, ritmi, sperimentazione e libertà, come il video a seguire potrà testimoniare…



Formazione:
Cavitos - chitarra Peppo - basso Tommy – batteria e percussioni Bachis –Sintetizzatore e tastiere + basso in “Mother Earth”
INFO
https://www.facebook.com/dacaptaintrips/   https://dacaptaintrips.bandcamp.com/   http://www.vincebuseruptum.it/


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domenica 15 ottobre 2017

Nuova puntata al Giardino Serenella di Savona: "Musica e Sostanze"


Serata didattico-musicale quella del 13 ottobre al Giardino Serenella di Savona: l’argomento era “ Musica e Sostanze ”, ovvero l'analisi del legame esistente tra la sollecitazione emozionale legata all’uso delle droghe e la creatività musicale: ma è così stretta la connessione? Alibi che nasconde incoscienza e disprezzo di regole e buonsenso o effettivo collegamento involontario? A parlarne un esperto musicofilo e autorevole professionista nel campo delle dipendenze, Mauro Selis, che ha guidato la serata tra aneddoti e storia, tra filmati e interaz yebqssmp. ladda ner pandora appione con gli amici presenti, come sempre partecipativi e interessati. Dal beat alla sperimentazione, soffermandosi su elementi fondamentali di quella scena che appare lontanissima, ed ha il contorno dell’illusione del cambiamento. Il mondo si è evoluto ma il problema appare più serio che mai… resta la musica, come testimonianza di un’epoca comunque irripetibile…


Tra gli artisti di cui si è parlato troviamo Peter Green e Jerry Garcia… qualche pillola su di loro:
Peter Green
Stimatissimo cantautore e chitarrista di enorme talento, Peter Green si trovò impreparato a gestire il grande successo che gli piovve addosso: cominciò ben presto a fare uso di LSD, in maniera sempre più massiccia e scriteriata, accusando seri problemi di tenuta psichica. Fu costretto ad abbandonare i  Fleetwood Mac , che invece andranno avanti ancora per anni e coi quali in avvenire collaborerà solo occasionalmente, per dedicarsi a progetti minori, specie in qualità di session man nelle produzioni di altri artisti. In seguito,  paranoia  ed  allucinazioni  inasprirono sempre maggiormente gli ormai indefettibili problemi di  schizofrenia , costringendolo al ricovero in  ospedale psichiatrico  dal  1977 . Dopo una lunga fase di cura, tornò di nuovo protagonista del circuito musicale nei primi   anni ottanta ,  sia incidendo alcuni lavori da solista, sia in qualità di session man.


Jerry Garcia
Nella seconda metà degli anni Cinquanta, Jerry Garcia sperimenta l’utilizzo della droga leggera (marijuana), mentre nei primi Sessanta inizia a diffondersi l’LSD ed anche il giovane chitarrista californiano non risulta immune alla moda del momento.  Nella metà dei Settanta prende a fare uso di eroina e cocaina. Ne diventa sempre più dipendente, aumenta di peso e finisce per compromettere la sua salute a livelli preoccupanti, tanto che, nel 1985, i Grateful Dead gli chiedono di disintossicarsi, oppure di rinunciare al suo posto nella band. Jerry accetta di sottoporsi a un trattamento di disintossicazione, ma viene arrestato pochi giorni dopo per possesso di droga. Garcia perde la vita il 9 agosto 1995 a causa di un infarto, ma la sua scomparsa è una sorta di morte annunciata: non ha mai abbandonato davvero le droghe e negli ultimi anni le sue condizioni di salute sono ormai precarie. (Pochi giorni prima della sua morte decide di recarsi in un centro di disintossicazione di Forest Knolls ma, sfortunatamente, è troppo tardi...).




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giovedì 12 ottobre 2017

Acqua Fragile- "A New Chant"



E così ci siamo, “ A New Chant ”, il terzo album di Acqua Fragile prende vita e sostanza dopo una lunga attesa. Quale sarà il nuovo volto (“ Mass Media Stars ” risale al 1974)? Come si manifesterà la maturazione, il cambiamento, l’adeguamento ad un sistema nuovo pur mantenendo il credo antico? Bernardo Lanzetti era ed è rimasto l’anima della band, e la sua progressione non ha subito momenti di pausa, e anche i rari momenti di “stasi musicale” sono stati compensati da differenti passioni artistiche, quelle che lo rendono completo, una condizione che unisce talento ad esperienza, impensabile quando si è agli inizi di una carriera. Di questo nuovo capitolo fanno parte due dei membri originali, Franz Dondi, professione bassista, e Piero Canavera alla batteria. Nel prossimo numero di MAT2020 Lanzetti risponde alle miei domande e fornisce una visione realistica di questo evento… sì, lo considero tale, un atto dovuto dopo il VOX 40 del 2013, celebrazione della voce e della musica, progetto a cui si lega in modo evidente il disco attuale. E’ compito del recensore fornire un commento personale abbinato all’oggettività, ed è bene sottolineare come spesso lo sforzo intellettuale e realizzativo che si “nasconde” dietro ad una nuova musica sia più apprezzabile degli aspetti meramente emozionali, ovvero il racconto di ciò che normalmente non viene percepito dall’ascoltatore diventa appagante, come e più dell’ascolto stesso. In questo caso mi riesce davvero difficile provare a fare opera di dicotomia, tutto mi appare affascinante, sia gli aspetti progettuali - che ho conosciuto prima dell’ascolto - sia l’impatto sonoro. Provo a partire da un giudizio di sintesi, che si fonda su un dato storico. Uno dei motivi per cui l’Acqua Fragile ha trovato vita dura nei primi seventies è l’utilizzo della lingua inglese, una situazione favorita dalle skills linguistiche di Lanzetti, competenze che lo porteranno successivamente a ricoprire un ruolo importante nella PFM e ad essere preso in considerazione dai Genesis come possibile sostituto di Gabriel, al suo abbandono dal gruppo. Anche “ A New Chant ” è caratterizzato dai testi in inglese ma… c’è un’eccezione, il brano “ Tu Per Lei ”, uno spazio in cui si utilizza la lingua italiana per formulare un pensiero centrale, la linea guida di una vita intera, una dichiarazione d’amore incondizionata verso la MUSICA, ma al contempo una denuncia e un’esortazione alla riflessione e al cambiamento tratta dal pensiero di Jamie Muir: “ Quando ti avvicini alla musica non devi pensare a quello che essa può fare per te. Pensa invece a ciò che tu puoi fare per lei ”. Recita il testo: “ Quando il tuo destino incrocia la musica, non pensar soltanto ai vantaggi che ti dà, ma sii pronto a donare tutto per lei…”.  Una rivoluzione di questi tempi! Tutto è permeato da questo concetto, ed ogni singolo dettaglio, anche quello tecnico, tende al perfezionismo non fine a sè stesso, perché il senso dell’estetica di cui profuma tutto l’album è un dono che Acqua Fragile fa al mondo della musica, quella più genuina, mantenendo le debite distanze da ogni possibile calcolo o interesse, se non quello artistico. L’impronta è quella di fabbrica, e ho trovato forti legami tra il passato e l’attualità, un comune denominatore che risiede nell’ariosità di alcune trame, nell’eleganza del fraseggio sonoro, nella miscela tra una certa classicità e l’utilizzo di ritmiche composte, con una voce che, fatto davvero inusuale, appare più modulabile e toccante di un tempo: talento naturale sommato a professionalità!
Mi sono emozionato già dal primo ascolto, e anche se non credo sia questo rappresentativo del valore assoluto di un album, resta in ogni caso quello che io cerco nella musica. L’ascolto ripetuto mi ha poi permesso di tracciare un giudizio molto più generale, legato al fatto che “ A New Chant ” mantiene le debite distanze rispetto agli stereotipi imposti, diventando invece un ricongiungimento, un bridge tra epoche diverse che, a ben vedere, rendere Acqua Fragile campione di coerenza e di creatività… prog o non prog questa, signori, è la Musica con la M maiuscola.
In questo viaggio intrapreso dai tre musicisti originali troviamo notevoli contributi esterni, alcuni dei quali altisonanti. Parto dagli ospiti stranieri. Nel primo brano, “ My forte ”, è presente il drummer Jonathan Mover. Dice a tal proposito Lanzetti: “ La sua idea di scomporre ulteriormente un mio brano già in tempo dispari (11/8) sotto gli archi di Tango Spleen e le voci di Acqua Fragile, si è rivelata pura avanguardia; di fatto Mover, catturato dal brano, addirittura ha rilanciato, proponendo un ritmo in 22/16, ma soprattutto suddividendo 22 in 4 battute, rispettivamente di 7+6+5+4. Ogni battuta è diventata così diversa dalla precedente e da quella a seguire…”.
Altro nome nobile è quello di Pete Sinfield, dalla cui opera è tratto un testo musicato da Bernardo, “ Rain Drops ”, alta poesia innalzata alla “forma canzone”, una folgorazione casuale che ha trovato piena approvazione da parte del mitico artista inglese. Chiude il ciclo degli stranieri Nick Clabburn, famoso paroliere inglese che ha toccato la sensibilità di Lanzetti (“ Tutti i dormienti ti mandano i loro sogni ”, sono queste le parole di Clabburn catturate da Steve Hackett e Jo Lehmann e inserite nel loro brano “ Sleepers ”) e che ha fornito la lirica per “ The Drowning ”, una delle tracce più lunghe e articolate dell’album.


Fondamentale la presenza della Tango Spleen Orquesta (già protagonisti del VOX 40) che sostituisce le tastiere in brani significativi con la magica sezione d’archi, il bandoneon, il contrabbasso, il tutto coordinato da loro direttore Mariano Speranza al pianoforte. Un altro ponte col passato è caratterizzato dalla presenza di Alessandro Mori, esperto batterista, figlio di Maurizio, storico tastierista di A. F. E ancora Alex Giallombrado - chitarra e tastiere -, il tastierista Alessandro Sgobbio, il chitarrista Michelangelo Ferilli e Andrea Anzaldi, che ha partecipato al testo di “ Wear Your Car Proudly ”, un pezzo da oltre 7 minuti che fornisce un certo parallelismo col momento più illuminato del “Gentle Giant moment”.
Di forte impatto l’art work curato da Gigi Cavalli Cocchi, con una cover simboleggiante l’“ Invito a un concerto ”, realizzata a china e tempera da Alberto Baroni, autore della copertina del primo album, “ Acqua Fragile ”, del 1973.
Proseguendo con il racconto dell'album segnalo momenti di puro intimismo dove Lanzetti, presente in tutti i brani come autore, si propone nella sua forma più “nuda”, voce e chitarra: “ Howe Come ” è un frammento di pura magia. “ All Rise ” riporta a repentine mutazioni di mood ritmico e sonoro e al cambiamento della vocalizzazione, e va evidenziato come lo strumento personale di Lanzetti si dimostri per tutto il disco l’apice di attimi romantici che si alternano ad altri più drammatici, e il passaggio tra differenti stati diventa una delle peculiarità dell’intero lavoro, come dichiarato dall’autore: “ I brani sono strutturati come micro-suite oppure come semplici canzoni non convenzionali e ancora inni, strumentali ostinati, canti propiziatori e addirittura… una marcetta …”. 
E non mancano le particolarità tecnologiche: " Altra piccola novità è l’introduzione dell’animoog, sintetizzatore App usato per colori o piccoli fraseggi “psichedelici ”.
In chiusura la title track, " A New Chant ", momento aulico, dove uno status quasi "hammilliano" si sposa all'unicità del testo che chiude il concetto espresso nella già citata " Tu Per Le i", e che sintetizzo in poche righe: " Ho bisogno di un nuovo canto, un canto nobile, la cui eleganza mi possa riconciliare con il mio destino ...". 
Quaranta minuti di musica suddivisa su otto brani, per un album pubblicato dalla britannica Esoteric Antenna e dalla statunitense Cherry Red Records. Quaranta minuti di una musica che stimola la razionalità e costringe ad un superlavoro il sistema limbico dell’ascoltatore sensibile.
I fan dell’Acqua Fragile, da sempre sparsi per il mondo, saranno soddisfatti di un album che non è certo quello della nostalgia o della ricerca di un fermo immagine temporale, ma piuttosto della consapevolezza e della qualità e genuinità ad ogni costo.
L’Acqua Fragile è tornata. All Rise ... tutti in piedi!








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giovedì 10 giugno 2010

Bocelli: «Ringrazio mia madre che non volle abortire». Ma qualcosa non quadra

I dottori le misero del ghiaccio sulla pancia e poi, quando il trattamento era finito, le dissero che avrebbe fatto meglio ad abortire. Che era la soluzione migliore, perché il bambino sarebbe venuto al mondo con qualche forma di disabilità. Ma la giovane e coraggiosa sposa decise di non interrompere la gravidanza e il bambino nacque. Quella signora era mia madre, e il bambino ero io.

Questo dice nel video su Youtube Andrea Bocelli in cui racconta la storia della madre che si era rifiutata di abortire e reso noto ieri dal Corriere della sera . E subito le associazioni antiabortiste hanno esultato.

Non vado per carità nel delicatissimo caso umano. Una cosa però me la chiedo e ve la chiedo visto che, a quello che ne so, nessuno se l'è chiesta a cominciare dal Corriere . Ma nel 1958, anno di nascita di Bocelli, l'aborto non era proibito in Italia? E allora come fecero quei dottori a consigliare la mamma di Bocelli ad abortire? Qui qualcosa mi sembra non quadrare. Oppure qualcuno mi spieghi.

Da Wikipedia
Prima del 1978 l'interruzione volontaria di gravidanza (IVG), in qualsiasi sua forma, era considerata dal codice penale italiano un reato (art. 545 e segg. cod. pen., abrogati nel 1978). In particolare:
  • causare l'aborto di una donna non consenziente (o consenziente, ma minore di quattordici anni) era punito con la reclusione da sette a dodici anni (art. 545),
  • causare l'aborto di una donna consenziente era punito con la reclusione da due a cinque anni, comminati sia all'esecutore dell'aborto che alla donna stessa (art. 546),
  • procurarsi l'aborto era invece punito con la reclusione da uno a quattro anni (art. 547).
  • istigare all'aborto, o fornire i mezzi per procedere ad esso era punito con la reclusione da sei mesi a due anni (art. 548).


Technorati Tags: andrea bocelli, aborto Scritto da Alberto alle 07:12 Invia tramite email Postalo sul blog Condividi su Twitter Condividi su Facebook Condividi su Pinterest Etichette Società 43 commenti:
  1. enrica 10/6/10 08:09

    Caro Alberto, certo era illegale, non per questo era ancora più diffuso di oggi...

    Rispondi Elimina
  2. duhangst 10/6/10 08:40

    Deduzione semplice, senza legge sull'aborto, l'aborto verrà praticato ugualmente..

    Rispondi Elimina
  3. andreacamporese 10/6/10 08:42

    Senza la legge sull'aborto, checche ne dicano i Teodem e gli antiabortisti, si praticheranno ancor più aborti di oggi, illegalmente e con rischi pesantissimi per le madri.
    Tristi Saluti da un Paese alla Deriva

    Rispondi Elimina
  4. metropoleggendo 10/6/10 08:53

    speriamo solo che agli abortisti piaccia la musica di bocelli, altrimenti qui si solleva una caciara

    Rispondi Elimina
  5. Velenero 10/6/10 09:06

    Io so di medici che, quando ancora si discuteva di legge sull'aborto, si professavano obiettori di coscienza e poi praticavano costosissimi aborti clandestini...

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  6. c.e.g. 10/6/10 10:08

    Magari era in una clinica privata "extraterritoriale", o magari in Svizzera...
    E Velenero ha proprio ragione.

    Rispondi Elimina
  7. Giulio GMDB© 10/6/10 10:19

    Concordo con Andreacamporese...

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  8. Annarita 10/6/10 10:34

    Cosa non quadrerebbe, Al? Siamo in Italia e non in un vero paese civile! Quindi quadra tutto, purtroppo!

    Bocelli non ha mica illustrato le circostanze della proposta medica.

    Ha ragione Velenero. Quindi nulla toglie che la proposta fatta alla madre di Bocelli potesse rientrare in quella scellerata e diffusa casistica.

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  9. marcoboh 10/6/10 10:40

    sempre che non sia una storiella che la madre di bocelli gli inventò per consolarlo...
    senza pensare alla contraddizione.

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  10. Trippi 10/6/10 11:15

    era illegale ma ampiamente diffuso, come l'eutanasia dei giorni nostri. Anche io sono frutto di un aborto mancato, ma non implica che sia antiabortista. Si fa troppo in fretta, spesso, a mettere in bocca alle persone cose che non sono state dette, a leggere tra le righe quello che si vuole. Appena finisco quello che ho in mano vorrei leggere il libro della Murgia S'accabadora, proprio sulla storia di una donna che praticava gli aborti prima che entrasse in vigore la 194

    Rispondi Elimina
  11. gturs 10/6/10 12:53

    A me quello che fa più arrabbiare è che oggi ci sono molti medici che si sono dichiarati obiettori...poi praticano l'abrto in strutture private in cambio di parcelle costosissime.
    Roberta.

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  12. Ernest 10/6/10 13:32

    Pensare che ora negli ospedali pubblici ci sono medici che si dicono obiettori e poi chiedono la quota per far abortire nelle loro cliniche!

    Rispondi Elimina
  13. Ondina 10/6/10 13:40

    Te lo spiego io, caro Alberto: come tutti peraltro sappiamo, l'aborto è praticato da sempre, punto. Semplicemente dove NON è legale, viene praticato più mafiosamente e dolorosamente, nmentre dove è legale non alimenta mafie ed è più sicuro.
    Ora, tutti noi abbiamo (o abbiamo avuto) nonne e bisnonne cattolicissime, credenti e praticanti, che hanno abortito clandestinamente, chi in cliniche legali a Londra.. chi in lussuose cliniche clandestine (poche) in Italia, chi (molte di più) con i ferri da calza: e QUESTE nonne e bisnonne sono andate compattamente a votare insieme alle ragazze, quando in Italia ci sono stati i referendum per aborto e divorzio.
    Io me la ricordo, la mia nonna, che quando diceva tedeschi, aveva ancora così vivo il trauma del nazismo che li scambiava ancora per nazisti, e metteva una sccc piena di disprezzo (i tedescccc/chi...).
    Lei andava ogni anno a Lourdes "col prevosto".. e ci insegnava un amore tenerissimo per la Vergine Maria; ma quando si è parlato di divorzio ed aborto diceva: il Signore conosce i problemi delle donne, io voterò a favore perché, SE la legge glielo consente, gli uomini tengono prigioniere le donne, e perché nn si deve più abortire con i ferri da calza.
    il che non vuol certo dire che l'aborto non sia una immane tragedia; perché lo è, e anche questo non va sottovalutato.

    Rispondi Elimina
  14. diksa53 10/6/10 13:59

    L'aborto è sempre esistito e sempre esisterà. L'obiezione di coscienza di molti medici è subentrata con l'approvazione della legge; da un giorno all'altro, molti di coloro che praticavano l'aborto clandestino dietro pagamento di grosse somme avrebbero dovuto rinunciarvi, o,perché aborti clandestini ne fanno ancora, diminuire i guadagni.L'uscita di Boccelli è sicuramente stata fatta ad arte e pianificata dalla chiesa e varie associazoni. Non dimentichiamo che Boccelli è stato l'unico cantante ammesso dal papa tedesco al raduno per i giovani.

    Rispondi Elimina
  15. zefirina 10/6/10 14:44

    le singole scelte di ognuno non devono pesare sulle libertà altrui, io ho scelto di portar a termine una gravidanza arrivata a sorpresa ma non per questo giudico le altre e non per questo sono contraria alla 194 o alla pillola del giorno dopo, m ipiacerebbe che ci fosse più informazione per prevenire le cosidette gravidanze indesiderate.

    Rispondi Elimina
  16. marcoboh 10/6/10 16:42

    l'obiezione potrebbe essere accettabile per quei medici che erano già in servizio al tempo dell'entrata in vigore della 194.
    quelli assunti dopo sapevano a cosa andavano incontro: avrebbero potuto farsi assumere dalle cliniche private, e non togliere spazio nelle strutture pubbliche.
    l'obiezione oramai non dovrebbe nemmeno essere pensabile.

    Rispondi Elimina
  17. Marisa 10/6/10 17:31

    caro Alberto, tu sai bene che noi siamo notoriamente un popolo ipocrita, siamo cresciuti sotto il dominio della Chiesa che è responsabile di tutto ciò che siamo diventati, perciò l'aborto è sempre stato praticato da "mammare" e anche da medici compiacenti, bastava pagare.
    Come vedi certe cose non cambiano mai, solo non capisco perchè Bocelli (di cui penso tutto il male possibile come cantante) abbia sentito la necessità di raccontare questa frottola, chissà quanto gli hanno dato....

    Rispondi Elimina
  18. Talksina 10/6/10 17:53

    Io sono cieca. Nata cieca. Ho sentito anch'io quel discorso del Bocelli e ritengo proprio che sia un discorsetto fatto da una mamma che, al proprio figlio, non sa cosa dire quando le fa domande sulla propria condizione.
    Credo di parlare con abbastanza cognizione di causa, nel senso che anch'io ho chiesto ai miei genitori come mai gli altri bambini hanno gli occhi che funzionano e io no...a me, lo hanno spiegato come stava. Ti hanno dato troppo ossigeno per farti respirare e si son dimenticati di proteggerti gli occhi. Punto.
    Immagino che per mia madre sentirsi fare certe domande da me, potesse essere un po' come un senso di colpa, nel senso che io son nata prematura dopo 26 settimane di gestazione e per quello è servita l'incubatrice, che nell'80 non era evidentemente evoluta come adesso. La mia patologia si chiama fibroplasia retrolentale.
    E non ho alcun problema a parlarne.
    Non vedo proprio il motivo di vergognarsene, ma so bene che per una madre per quanto razionalmente sappia che non è colpa sua, una disabilità dalla nascita irrazionalmente possa sembrare come una cosa di cui averne colpa.
    E c'è chi la combatte dicendo le cose come stanno, come son stata educata io, e chi invece come quella di bocelli evidentemente racconta le storie.
    Che poi, a chi ha parlato di "consolarlo", che cavolo? Perché uno cieco che oramai ha imparato a farsi la sua vita autonomamente (E COI SOLDI) secondo te ha bisogno di essere "consolato"? Esser ciechi ha bisogno di consolazione o di "mi dispiace" di sorta? Basta con 'sto pietismo ha realmente rotto. Probabile cmq che + che una consolazione, sia stato un discorso fatto per togliere dalla CONFUSIONE un ragazzo giovane... almeno questo era quello che provavo io all'epoca quando mi accorgevo che leggevo, scrivevo, facevo le cose in modo differente da tutti gli altri. Un bambino che deve ancora capire come va il mondo, quando si trova di fronte a certe cose, + che triste, è confuso. Io almeno, non sono mai stata "triste" per la mia condizione e non vedo perché esserlo adesso dopo trent'anni. Che poi possa anche esserci chi è triste o frustrato, è possibile. Io non posso saperlo, parlo della mia, di esperienza. Ma mi sta sul cavolo che, per chi vede, invece l'immagine del cieco triste sia la normalità. NO.
    In ogni caso,
    io sono al 100% a favore della legge 194, e non ho niente in contrario a una donna che possa decidere di interrompere la gravidanza sapendo che suo figlio possa nascere con dei deficit. Grandi o piccoli che siano. Esattamente come non sono contraria a una persona che sceglie, invece, di portare avanti la gravidanza anche se gli nasce alla fine una larva umana. Sono scelte talmente intime e personali, che nessuno dall'esterno ha il diritto di intromettersi.
    E a chi dice "ma a te farebbe piacere che tua madre ti avesse lasciato morire anziché metterti in incubatrice", dico, che cosa ne posso sapere...se fossi morta all'epoca non avrei proprio nessun sentimento e nessuna coscienza. Non ha alcun fondamento né razionale né scientifico né morale una domanda di questo tipo, perché se una gravidanza non viene portata avanti, la persona non esiste. E perciò, immedesimarsi in un feto abortito o da abortire, non è una cosa proprio fattibile per nessuno.
    Tutte le associazioni chiesotte, la dovrebbero piantare di prendere posizione su tematiche così delicate e intime delle persone. E congratulazioni gli faccio, perché hanno manipolato (o pagato) una persona come Bocelli del quale ho al 100% perso tutta la stima. ciao.

    Rispondi Elimina
  19. Talksina 10/6/10 17:58

    ah, aggiungo: la patologia di Bocelli invece è il glaucoma, una patologia congenita...non lo conosco gran bene cmq è una specie di "tumore agli occhi" beh insomma basta cercare su wikipedia.
    dicono che sia stato ipovedente dalla nascita e che sia diventato cieco dopo "per un incidente"...anche se cmq credo sia stato il glaucoma a progredire
    perciò...
    Bocelli ha raccontato che sua mamma non sapeva di essere incinta e che si poteva sapere in anteprima che il bambino poteva nascere disabile
    ma che?
    nel 1958 c'erano già la villocentesi e l'amniocentesi? Come le facevano? A manovella?
    Boh, io non ne sono certa ma non credo che esistessero esami prenatali approfonditi!
    Bocelli venduto! ...evidentemente gli serviva grana per comprarsi l'iPhone nuovo :D

    Rispondi Elimina
  20. Marisa 10/6/10 18:13

    sì Talksina, è come dici tu, e aggiungo un pettegolezzo, il Bocelli è stato visto da un mio amico andare in bicicletta in ferie al mare.
    Comunque sappiate che questo signore è un personaggio nato a tavolino e ci hanno costruito sopra una carriera.
    Io ho fatto un concerto con lui e vi garantisco che la sua voce senza un microfono è inesistente. Qualche anno fa ha avuto la presunzione di eseguire una intera opera lirica, la Bohème (diciamo fra le più leggere per il ruolo di tenore) a Cagliari ed è stato sonoramente fischiato.

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  21. chit 10/6/10 18:34

    Non esistevo ancora e non so ma temo che come tutte le cose illegali il gio d'affari fosse magari di gran lunga superiore a quello clandestino di oggi. Vero è che le tempistiche e i "dettagli" fanno pensare più ad un'azione di marketing, magari in prossimità dell'uscita di un cd estivo che a verità.

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  22. Talksina 10/6/10 18:51

    Bocelli ha venduto la sua cecità nel peggiore dei modi, approfittando della ignoranza e sensibilità (si fa per dire) delle vecchiette che lo ascoltano, io francamente non pensavo che arrivasse a tanto! E comunque, per la bicicletta, ci sono ipovedenti che girano in bici. Ho un conoscente che mi ha anche accompagnato in tandem, ma è riconosciuto come ipovedente, quindi, con l'invalidità ridotta rispetto a un cieco assoluto. Mi ha schifato cmq Bocelli proprio perché non mi aspettavo da lui una "prostituzione", e scusate il termine forte, del suo handicap così. Prostituire in senso latino, "mettere in mostra", non in senso sessuale ovviamente. Almeno Annalisa Minetti, l'altra "prostituta dell'handicap", lo ha sempre fatto in modo chiaro di usare la sua cecità come marketing! Bocelli invece usa le scuse di aborto e quant'altro. Mah.

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  23. Saamaya 10/6/10 19:20

    Che ognuno possa decidere in assoluta libertà, senza sensi di colpa e col massimo sostegno, verso una decisione o un'altra.
    Ma non mi pare il clima dell'Italia moderna nè è quanto avviene per le madri in difficoltà o per le donne che arrivano alla scelta d'aborto.
    E' chiaro che l'oscurantismo e la proibizione riaprirebbe esattamente lo status quo antes 1978. Allora il dubbio sorge legittimo: è solo una questione di speculazione, come già s'intravede oggigiorno?

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  24. Talksina 10/6/10 19:32

    Ti dicono tutti che la gravidanza la devi portare avanti, anche se ti nasce solo un orecchio...sordo tra l'altro...Scusate l'esagerazione, non vorrei urtare la sensibilità di chissà chi. Comunque, succede che alla fin fine vengono lasciate sole tutte. Voglio dire: ci son madri che portano avanti la gravidanza per volontà, e altre che lo fanno perché condizionate dai sensi di colpa dei vari "movimento per la vita" e affini. Ma, quando quel bambino nasce, cresce, ha magari bisogno di cure perché disabile grave, ha bisogno di sostegno...tutte le personette pronte a parlare per farlo venire al mondo, dove è che stanno? Mi risulta che moltissimi disabili al giorno d'oggi, disabili gravi e meno, siano lasciati soli. E i + fortunati marciscono dietro a un computer pieni di netdipendenza fino al collo che va ad aggiungersi al resto. Vedete voi. Scusate la rabbia, ma purtroppo certe cose mi toccano da vicino

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  25. Gap 10/6/10 19:46

    Fuori contesto posso raccontare che un mio amico, quando lo sentiva cantare, diceva sempre: "Ma non poteva nasce anche muto".
    A parte le battute più o meno felici, concordo con coloro che ricordano che l'aborto era vietato ma si praticava comunque sia nelle cliniche che dalle mammane. Regolato dalle leggi di mercato.

    Rispondi Elimina
  26. Angie 10/6/10 21:01

    va bene tutto quello che è stato detto ma... bisogna distinguere tra interruzione volontaria di gravidanza e aborto terapeutico (che è quello che probabilmente è stato consigliato dal dottore a quel tempo): prima del 1975, nonostante le sanzioni - come da norme contenute nel titolo X del libro II del Codice Penale - la giurisprudenza applicava con una certa frequenza come causa di giustificazione lo stato di necessità, previsto dall'articolo 54 dello stesso codice, ritenendo non punibile l'intervento abortivo reso necessario per salvare la vita della gestante e, in taluni casi, anche per ragioni di salute, purché gravi.

    Rispondi Elimina
  27. Alberto 10/6/10 23:32

    @Angie
    Ma qui non si trattava per niente di aborto terapeutico.

    @Talksina
    Grazie molte per i puntualissimi commenti. Un abbraccio.

    Rispondi Elimina
  28. fizzi 11/6/10 00:35

    Concordo con talksina,all'epoca non c'era modo di prevenire,l'aborto terapeutico si e pure quello clandestino.Il signor Bocelli non lo frequento,ascolto altra musica e faccio bene.

    Rispondi Elimina
  29. Angie 11/6/10 00:42

    "Non si trattava per niente di..."
    Alberto, scusa ma:

    "le dissero che avrebbe fatto meglio ad abortire. Che era la soluzione migliore, perché il bambino sarebbe venuto al mondo con qualche forma di disabilità"

    allora, diciamo: quello che i dottori volevano far passare per...!

    Rispondi Elimina
  30. Tina 11/6/10 08:49

    Diciamo che se la poteva risparmiare, se la sua popolarità è in calo, trovi un'altra agenzia che curi meglio la sua immagine e lasci da parte il pietismo che trovo dequalificante.

    Una grossa caduta di tono, ma oggi si vendono le chiappe pur di far parlare di se.

    Buona giornata Alberto

    Rispondi Elimina
  31. Anonimo 11/6/10 15:16

    Alberto confesso che anch'io ho subito sentito puzza di bruciato. Evidentemente Bocelli è figlio di quel ceto benestante che negli anni '50, e anche prima, praticava l'aborto clandestino... quello di lusso non certo quello praticato dalle mammane sui tavoli da cucina. Concordo in toto con Talksina ... e la capisco essendo anch'io una "diversamente abile" (termine che uso con una certa difficoltà... anche perché di volta in volta cambia... ieri era disabile... l'altro ieri handicappata... ancora prima invalidi... chissà, sic!, domani che nuovo termine si inventeranno?). E molto sinceramente non se ne può proprio più del continuo interessamento, peloso, alle "sfighe" del mondo dei VIP e dello star system... se andiamo a vedere si stava meglio quando a farlo erano le dame di San Vincenzo o roba simile... ora il mondo pullula di onlus e gli sfigati sono sempre più sfigati.

    Anna di Genova

    Rispondi Elimina
  32. Anonimo 15/6/10 09:21

    Buongiorno, sapete del concerto sinfonico del 23 luglio al Teatro del Silenzio di Lajatico? Si esibirà l’Orchestra del Maggio fiorentino, diretta da Paolo Carignani, con la partecipazione di Giuseppe Picone, etoile internazionale della danza. Ma ci sarà anche Andrea Bocelli, che leggerà alcune poesie: per la prima volta il grande tenore vestirà i panni di attore, recitando alcune sue composizioni. Per informazioni potete dare un'occhiata qui: http://www.fourone.it/prossimi_eventi.php?#sezione25

    Rispondi Elimina
  33. Anonimo 15/6/10 10:58

    Non vedo l'ora di assistere a Bocelli negli inediti panni del poeta e dell'attore

    Rispondi Elimina
  34. Marisa 15/6/10 13:38

    @Anonimo 2, ma davvero lo consideri "il grande tenore"? Io ti consiglio di ascoltare i grandi del passato e se hai l'occasione di ascoltare costui senza microfono o incisioni che correggono la sua voce, spero tu riesca a cogliere la differenza. Auguri!
    p.s.
    parlo da esperta della materia

    Rispondi Elimina
  35. ballo777 16/6/10 09:43

    Io parlo da inesperto o ignorante ma a me Bocelli piace sia come voce che come personaggio. E penso di raggionare con la mia testa

    Rispondi Elimina
  36. Anonimo 22/6/10 22:51

    Salve io mi chiamo Laura e sono nata con una forma di tumore incurabile all'occhio sinistro(si sapeva prima della mia nascita di questo tumore) di cui ne esistono solo quattro casi al mondo (me compresa) e ho passato la vita tra ospedali,operazioni esami,forti dolori e cecità nel sudetto occhio,eppure dopo anni e anni di questa vita sono qui a sostenere che è sempre meglio vivere che morire ma dico anche che quella sull'aborto è una scelta personalissima che dovrebbero prendere solo le mamme e non i parlamenteri o solo le semplici donne la mamme e basta,quindi lasciamo libera scelta alla donne incinta.Per quanto riguarda Andrea Bocelli la mia personalissima opinione coincide con la sua,per quanto riguarda quel che è stato detto sulla divulgaione del suo handicap per far parlare di se,io non sò i suoi affari e non so se voglio saperli so solo quello che ha reso pubblico e quindi mi baso solo su quello,per la questione dell'aborto invece posso permettermi di dire,poichè nessuno di noi è un bambino,che ci vuole una certa ingenuità per credere che solo perchè una cosa è vietata della legge non si faccia,so che non è una cosa bella da dire ma è così e la società di oggi c'è lo dimostra,i telegiornali oggi giorno c'è lo dimostrano.Purtroppo nel nostro paese la parole illegale non è per forza sinonimo di impossibbile,a chi dice che per uno come Bocelli è facile essere felice io rispondo solo che sono contentissima che mia madre non abbia abortito(opinione personalissima) ed io decisamente NON sono Andrea Bocelli.

    Rispondi Elimina
  37. Anonimo 19/9/10 16:20

    Ci sono argomenti per cui non esiste la libertà di parola. A quanto leggo da molti dei commenti a questo post, è vietato affermare in pubblico, non dico di essere contrario all'aborto, ma semplicemente di essere contento di essere venuto al mondo e affermare che la vita vale la pena di essere vissuta in qualunque modo. La pena per la sincerità è il venir tacciato di ipocrisia, di arricchito, di venduto alla chiesa o alle associazioni prolife.
    Quella di Bocelli mi è sembrata un'affermazione spontanea e condivisibile, anzi uno stimolo dal prescindere dai tutti i nostri piccoli problemi e riuscire a riassaporare il gusto della vita, semplice così com'è.
    Clem

    Rispondi Elimina
  38. Cinzia 18/2/12 17:26

    1) l'aborto terapeutico non era illegale. Nel caso della sig.ra Bocelli, sarebbe stato effettuato un aborto al fine di permettere l'appendicectomia
    2)la famiglia Bocelli non é mai stata sprovvista di mezzi economici. E con i soldi, si abortiva ben prima della legge.

    Pensa, prima di parlare.

    Rispondi Elimina
  39. Anonimo 2/11/13 15:42

    gira questo filmato in Brasile e ho fatto le stesse domande: all´anno di nascita del bambino Bocelli c´erano gia gli esami per sapere la malattia che nemmeno era congenita? nn ho visto il filmato perché c´era gia un post con l´immagine di bocelli e le parole, ho pensato che fosse una bugia, ma se proprio lui ha parlato quello, mi dispiace, xche significa che pensa poter ingannare a tutti...ne aveva bisogno di questo? e poi, scusa, se l´aborto nn era legale, trovo molto difficile credere che 'i medici' hanno fatto l´apello...sopratutto xche nn si poteva sapere dalla sua malattia

    Rispondi Elimina
  40. pervinca 4/3/14 18:55

    In quasi tutti i commenti c'è tanto di quell'odio, che mette paura...

    Rispondi Elimina
  41. Nicoletta Zambrelli 14/11/15 13:11

    Conosco la mamma di Andrea e mi ha raccontato le stesse cose con particolari privati una notte alle 3 del mattino ed era veramente provata ..io la chiamo la draga x quanto e' irruente e un po' folle .ma sono certa che diceva la verità
    X la voce e' vero che ci sono mille più bravi ..ma e' il suo fascino che colpisce .ho un caro amico che gli insegnava a cavalcare di notte x non farsi vedere nei suoi tentativi .
    Ora cavalca eccome..ed e' un grande mecenate andate a lattico e capirete quanto ha fatto asili compresi ...io non ho unbuon ricordo della mamma ma della famiglia si
    Auguro a tutti una giornata di approfondimento e di riflessione x tutto il male che ci circonda e uccide w Gesù.

    Rispondi Elimina
  42. Nicoletta Zambrelli 14/11/15 13:11

    Conosco la mamma di Andrea e mi ha raccontato le stesse cose con particolari privati una notte alle 3 del mattino ed era veramente provata ..io la chiamo la draga x quanto e' irruente e un po' folle .ma sono certa che diceva la verità
    X la voce e' vero che ci sono mille più bravi ..ma e' il suo fascino che colpisce .ho un caro amico che gli insegnava a cavalcare di notte x non farsi vedere nei suoi tentativi .
    Ora cavalca eccome..ed e' un grande mecenate andate a lattico e capirete quanto ha fatto asili compresi ...io non ho unbuon ricordo della mamma ma della famiglia si
    Auguro a tutti una giornata di approfondimento e di riflessione x tutto il male che ci circonda e uccide w Gesù.

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  43. Maurizia 11/1/16 18:11

    Grazie Alberto per aver messo in evidenza l'ideologìa.
    Evidentemente nel 1958 il biopotere non avrebbe vonsigliato mai qualcosa di illegale, non é stato facile dopo il 1977 trovare medici che praticassero aborti. Poi Bocelli è diventato cieco nel 1963 per una pallonata; aveva un glaucoma, una malattia ben difficile da pronosticare).

    Figurati se ai medici gl'importa se tuo figlio o figlia potrebe avere una disabilità, neanche adesso nel 2016, la vita, oscenamente biologica innanzitutto, partorisci e poi li regali, poi li fai vivere nella miseria o senza amore.

    Il mio capo é una amia amica che è cieca, sono cinque fratelli, tre sono ciechi e a loro volta stanno avendo figli con la stessa malattia. Loro sapranno e si prendenderanno la responsabilità.

    Quello che è inaccettabile é montare la balla ideoogica e mediatica.
    Vivo dall'altra parte del mondo e già la reti sociali si sono appropriate della "storiella esemplare".

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